Giuseppina Pizzigoni

Giuseppina Pizzigoni

Giuseppina Pizzigoni nacque a Milano il 23 marzo 1870.

Nel 1888 conseguì il diploma magistrale e, dopo aver vinto il concorso, intraprese la carriera di insegnante passando attraverso differenti esperienze: insegnante di ginnastica, maestra di seconda classe, maestra di prima categoria.

Nel 1911 riuscì a costituire un comitato promotore, che, raccolti da industriali di spicco i fondi necessari e ottenuta l’approvazione ed il sostegno del ministro dell’istruzione Credaro e della Cariplo, mobilitò anche il Comune di Milano, che concesse l’autorizzazione ad iniziare un esperimento di riforma del metodo d’insegnamento secondo un proprio piano didattico.

Inizialmente si trattò solo di due sezioni di classe prima, aperte alla Ghisolfa, di fianco alla scuola comunale.
Via via le sezioni aumentarono fino ad estendersi a tutta la popolazione scolastica della Ghisolfa. L'attuale edificio, concepito per 300 alunni, oggi ne conta 600, per la metà provenienti da “fuori bacino”.

Nel 1917 venne istituito il tirocinio speciale presso la “Rinnovata”; è, invece, del 1922 il volume “Linee fondamentali e Programmi della Scuola Rinnovata”.

Di fronte all’interesse suscitato dalle sue innovative proposte pedagogiche e al successo di questa formula scolastica si rese necessaria la costruzione di un nuovo edificio, che fu inaugurato il 30 ottobre 1927, esempio di architettura finalizzata alla pedagogia e all’educazione al bello.

Il progetto venne affidato all’ingegner Erminio Valverti, purtroppo tutto il complesso versa oggi in uno stato di grave abbandono e deve di nuovo far ricorso all’aiuto di privati, come un tempo.
 
Nel 1929, ritiratasi dalla direzione della scuola, continuò l’attività di propaganda, in particolare organizzando e svolgendo il “corso annuale ai Maestri d’Italia”.
 
E’ datato 1931 il suo volume “Le mie lezioni ai maestri d’Italia”, che traccia sinteticamente le sue linee programmatiche per le varie discipline.
 
Morì in povertà all’ospizio “S. Anna” di Saronno il 4 agosto 1947.

Con troppa timidezza si afferma la portata rivoluzionaria di Giuseppina Pizzigoni, si ha quasi paura di eccedere nelle lodi, solo perché i suoi scritti non sono all’altezza dello stile idealista/crociano dell’epoca: proprio qui sta la sua grandezza.
 
Coeva della Montessori, i due metodi sono abbastanza simili, ma quello pizzigoniano appare molto più flessibile e adattabile ai tempi; e mentre la Montessori è a tutti nota, la Pizzigoni non lo é.

La Pizzigoni va inserita con coraggio nel filone del neopositivismo: ha saputo portare una buona ventata di caldo naturalismo in una cultura minacciata di astrattezza e sterilità.
Traspare dai suoi scritti quella sensualità, quella affettuosità per le cose, quella carica passionale che sono tipiche (e solo apparentemente contraddittorie) delle figure ascetiche (ritratto della Pizzigoni dell’ispettore scolastico Luigi Friso: “Una donna alta e asciutta, tipo d’asceta. Un corpo irrequieto, teso sempre al movimento, vigile e pronto agli atti del pensiero”).

L'edificio appena sorto, nel 1927, senza tutti gli alberi che oggi l'adornano.

Il contesto in cui nacque la scuola Rinnovata

Nello stesso momento in cui Giuseppina Pizzigoni varcava la soglia della scuola elementare, in Italia entrava in vigore la legge Coppino (1877) che tentava di attuare la nuova politica scolastica della Sinistra salita al potere l'anno precedente.

La scuola elementare diveniva triennale e si definivano le condizioni dell'obbligo scolastico, considerato un obiettivo prioritario per la nascente nazione. Di fatto l'inadempienza dell'obbligo scolastico dipendeva più dalla miseria che dall'incuria e dall'ignoranza dei genitori.

Nel 1888, mentre Giuseppina Pizzigoni conseguiva il diploma di maestra, entravano in vigore i Programmi di Gabelli, di netta impronta positivista.

La pedagogia positivista affermava l'esigenza di un rigore scientifico che definisse concretamente il proprio metodo e l'oggetto del suo sapere. L'osservazione, la raccolta dei dati, la formulazione di ipotesi o di progetti d'azione, la verifica dei risultati diventavano i punti più salienti di questo nuovo percorso.

La lezione delle cose, l'osservazione della realtà, il lavoro manuale intendevano dare all'esperienza educativa quella concretezza che fino a quel momento era mancata. Occorreva, inoltre, affrontare la questione della modernizzazione, legata al processo di industrializzazione.

Sul piano pratico la scuola incontrava problemi, di difficilissima soluzione, legati all'edilizia scolastica, alla formazione degli insegnanti, all'assistenza...

In mancanza di maestri diplomati si suppliva assegnando l'insegnamento a personale privo di un'adeguata preparazione, che si affidava a prontuari didattici ricchi di schemi di lezioni stereotipate.

Grazie alla legge Orlando del 1904, l'obbligo scolastico fu elevato da tre a sei anni. I Nuovi Programmi, Oristano, vennero approntati nel 1905, ma in questi il ritorno alle istruzioni precettistiche e il diffuso enciclopedismo stimolarono la reazione di quanti anelavano a riforme radicali. Questo in Italia, mentre in America e nel nord Europa si moltiplicavano le esperienze delle "scuole attive".

L'istruzione elementare era delegata ai Comuni, ai quali spettava la creazione e la manutenzione delle scuole, nonché la nomina e la retribuzione degli insegnanti.

Milano allora...

La "Rinnovata" sorse in una Milano animata da quel fervore industrioso e industriale, che la rendeva traino dell’economia italiana ed esempio di quel pragmatismo lombardo caro al Cattaneo.

- Una Milano cosmopolita e europea, un po' stretta dalla politica giolittiana.

- Una Milano aperta all’incontro proficuo e fertile tra il mondo imprenditoriale e il mondo della cultura: una città accogliente e tollerante, acculturata e tecnocratica, culla dei futuristi e ancora vicina ai benefici influssi culturali di Vienna.

- Una Milano luogo privilegiato di una risposta moderna alla sfida della trasformazione industriale e commerciale: Milano  sa capire la “bellezza della modernità”, lo testimoniano i monumenti dell’epoca, il fervore costruttivo architettonico, lo splendore del suo liberty.

- Milano capitale della cultura: 1863 fondazione del Politecnico; 1902-6 inaugurazione dell’Università Bocconi; primo decennio del ‘900 grande sfida tra l’Università di Pavia e la nascente Statale.

- Milano povera (su 541.148 abitanti, nel 1905, “37.927 famiglie vivevano in una stanza sola e 34.860 persone non avevano un tetto sicuro") accanto a una Milano ricca e solidale (che segue la tradizione secolare di pie opere e che inaugura pure la moderna, positivista, laica filantropia, quella che Carlo Emilio Gadda descriveva come “sodalità cordiale” e “provvidenze civili”).

Il dentista nella sala medica della Rinnovata.

Il Metodo Pizzigoni: "Scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza""Scuola è il mondo, Maestro ogni fatto naturale ed ogni uomo.

Non si insegni: si esperimenti"

Giuseppina Pizzigoni era in prima linea tra coloro che sentivano l'esigenza prioritaria di un cambiamento all'interno del sistema scolastico. Era mancata quella che Lei chiamava la "riforma intima", cioè la rifondazione del metodo dell'insegnamento. Il metodo che si continuava a sostenere era "eternamente quello: metodo verbale, esercitazioni mnemoniche spinte alla sazietà". Il precettismo verbale era imperante e la scuola si presentava come il luogo di trasmissione passiva del sapere nozionistico e delle norme morali.

Occorreva passare alle cose vere e reali: "mai più le parole senza le cose, mai più le parole e le cose senza le azioni".

Nel discorso tenuto nell'aula magna del ginnasio Beccaria il 23 marzo 1923, Giuseppina Pizzigoni così dichiarava: "La nostra scuola è oggi fatta di parole molte e di attiività poche; essa tende a livellare le menti piuttosto che a sviluppare le singole energie; lascia inerte l'attività fattiva dello scolaro, attività che è mezzo principe per ottenere la cooperazione diretta del discente".

I motivi basilari per i quali la Pizzigoni riteneva necessario ed imprescindibile di dover fondare una scuola sperimentale sono riassumibili in poche righe e mantengono, nonostante il tempo trascorso, una valenza di sorprendente attualità.
Eccoli qui di seguito raggruppati per punti:

1- combattere il verbalismo scolastico
2- concepire come basilare nel percorso educativo l'attività fattiva dei bambini
3 - mantenere una grande attenzione verso la personalità dei singoli alunni, senza per questo tralasciare il valore della collettività
4 - educare il bambino nella sua globalità, senza dimenticare le sue esigenze psico-fisiche.

Il commissario prefettizio concesse un terreno nella località chiamata Ghisolfa, sulla strada della Bovisa e l'utilizzo di un padiglione Döcker.
Sul terreno sorsero di lì a breve: un campo da gioco, un campo per le attività agricole, un apiario, un pollaio, tre chioschi, ...
La scuola accoglieva bambini di ogni estrazione sociale. Nell'anno scolastico 1911-12 i bambini iscritti furono sessantaquattro suddivisi in due classi miste.

Quante scuole ci sono - per di più statali - con un angolo così?

 

Storia dell'edificio.

L'attuale costruzione è stata inaugurata il 30 ottobre 1927, ma la sua fondatrice aveva iniziato ad annotare fin dal 1914 tutte le idee necessarie all'attuazione di questo progetto e le aveva poi affidate all'ingegnere Erminio Valverti che, seguendo le sue precise indicazioni, aveva tracciato la pianta dell'edificio, un eccezionale esempio di architettura finalizzata alla pedagogia.

Sentiamo dalle sue parole che tipo di scuola voleva costruire:

"Intendo innanzitutto un caseggiato molto semplice, che di per sé nelle sue linee architettoniche, nel suo arredamento valga a dare della casa dello studio un concetto serio e sereno, valga a facilitare ogni dovere scolastico e ad educare il senso estetico."

...educare il senso estetico...(scorcio del refettorio prima delle distruzioni belliche).

"Il caseggiato deve essere provvisto di spogliatoi, di palestra ben arredata, di porticato aperto e con pavimento battuto per le marce, di aule capaci, allietate da ampie finestre e porte dalla quali la luce entri a torrenti e i ragazzi possano uscire con frequenza e con sveltezza, di cucina ben arredata, di refettorio, di docce e di servizi sanitari decenti.

Non manchi la sala per le proiezioni, quella per la musica, per il lavoro e per il museo. Per il Corso Popolare si aggiunga poi una piccola lavanderia, una stireria, una stanza infermeria, separate dal corpo di fabbrica principale. Ogni stanza sia ornata di vedute prese dal vero e di quadri artistici, e il fabbricato sia posto in mezzo a un terreno che offra il campo da gioco, il giardino e l'orto, quali palestra di educazione fisica e di istruzione per tutte quelle conoscenze che ai fanciulli devono venire dallo studio della natura, e quali palestra di lavoro in quella parte che sarà coltivata dagli scolari. Il giardino abbia il pollaio, l'apiario, la gabbia per gli uccelli".

Dal 1927 ad oggi non ci sono stati molti cambiamenti nella struttura dell'edificio:  le uniche modifiche, risalenti agli anni '60, sono state la costruzione di un nuovo padiglione per la piscina con una piccola palestra per la ginnastica prenatatoria e la nuova cucina portata dal seminterrato al piano terra, collegata con il refettorio. Per il resto sono rimaste identiche molte cose: la forma dei tetti a falde inclinate, le tegole marsigliesi e la struttura in legno ben visibile ancora nel sottotetto. Anche il sistema di muratura in mattoni pieni lasciati a vista legati da malta è rimasto intatto. E se si osservano i serramenti esterni ed interni, i balconcini in ferro battuto decorato, si coglie ancora l'atmosfera di un'epoca passata.

La scuola era stata concepita per funzionare con 18 classi, ognuna con il proprio spogliatoio, con spazi adeguati. Oggi ci sono 25 classi, tantissimi bambini, e gli spogliatoi, per ovviare alla mancanza di spazio, sono diventati laboratori di inglese.

Ma è soprattutto nell'area verde, che contraddistingueva la scuola, che si nota il passare del tempo, alberi a parte.
Le aiuole progettate in forma di figure geometriche, la vasca dei pesci, l'area gioco alberata, i pergolati rimangono oggi solo un lontano ricordo di quello che erano. L'asfalto ha invaso gran parte del cortile, sono necessari grandi lavori di ripristino.

Oggi, qualche segno del tempo nella pavimentazione, ma gli alberi sono cresciuti!

 

Quante scuole con questi alberi? Quest'ombra? E in piena città...

E oggi?

Quei luoghi ci sono ancora, esistono, sono sopravvissuti a guerre, lotte sociali, Riforme scolastiche e mode psico-pedagogiche. Sono sopravvissuti  al progresso scientifico e a quello tecnologico, alle nuove costruzioni edilizie ed alle nuove famiglie che vi si sono insediate: non più quelle di Giuseppina e dei suoi bambini, ma famiglie moderne (con tutte le forze e le nuove debolezze che le caratterizzano) con nuove aspettative, nuove e diverse abitudini.

Sì, quei luoghi ancora esistono e sono sopravvissuti a tutto ciò senza opporre alcuna resistenza ma, al contrario, accogliendo le novità come nuove occasioni di apprendimento, perché così avrebbe voluto e fatto Giuseppina.

Con un’unica limitazione: ciò che di nuovo entrava all’interno dell’edificio scolastico doveva adeguarsi all’unica cosa che non era mutata negli anni: l’IDEA!

Che entrino le penne stilografiche e le BIC al posto del calamaio, che entri il registratore al posto del grammofono, che entri il cd al posto del vecchio vinilico, che entri, con tutti gli onori, il computer nelle classi… che si ricostruisca la piscina, che si sposti la serra, che si imbianchino le pareti, che si sostituiscano le lampadine con il neon, che si piantino nuove varietà di piante, che si allevino animali diversi… l’importante è che non cambi l’idea originale, e cioè che il bambino continui ad imparare facendo, sperimentando personalmente , immergendosi totalmente, anima e corpo, nelle nuove occasioni che la vita, fuori e dentro la scuola, gli offre.

Che questo si continui a favorire, nella nostra scuola, è palese ed evidente  a chiunque si avvicini, anche per la prima volta, a questa realtà:

l'entusiasmo dei bambini, la loro felicità e sorrisi ovunque, di grandi e di piccini.

 

S'intravede, dietro, la "casa del fattore" - si notino i bimbi col grembiule:
ogni classe li ha di un colore diverso...

Com’è oggi la Rinnovata?
Come ci si vive, come si porta avanti l’idea?

Pur mantenendo le linee generali volute dalla Pizzigoni, la nuova gestione non preclude l’ingresso di quegli aspetti innovativi che ci giungono dall’esterno: ci sono sempre i campi, la piscina, gli animali, ma, in più, sono stati allestiti, ed altri si allestiranno, nuovi laboratori, proprio per fare in modo che la realtà che il bambino vive all’esterno della scuola, si proietti e prosegua in modo naturale  anche all’interno della struttura scolastica, poiché l’alunno non dovrà mai avere una visione distorta e non rispondente al VERO della realtà, non dovrà vivere la scuola come qualcosa di estraneo al proprio vissuto, come un luogo a parte, come un’isola felice o meno.

Sarebbe stato anacronistico e controproducente  mantenere alcuni laboratori che, all’epoca della Pizzigoni, costituivano lo specchio della realtà sociale del tempo, la finestra sull’esterno, la porta di collegamento tra il “fuori” ed il “dentro”, laboratori che erano attivi allora  per fare in modo che qualsiasi esperienza o attività svolta dal bambino fosse VERA e non artefatta: non esistono più, infatti, il laboratorio di falegnameria o di cucito...

Ma se ne sono aperti altri, più “moderni”, che corrispondono in maniera più concreta al vissuto dei bambini di oggi. Ecco, quindi, nascere il laboratorio di informatica, o quello di psicomotricità, quello di accoglienza per i bambini stranieri, quello degli  audiovisivi...

Anche il modo di “insegnare” in alcuni laboratori  o aule, che si sono mantenute intatte nel tempo (musica, inglese, agraria e scienze), non è più quello di un tempo, non avrebbe potuto essere così: le nuove conoscenze in questi campi (le nuove tecniche di apprendimento della lingua straniera, i nuovi mezzi di comunicazione multimediali a nostra disposizione, le nuove scoperte in ambito di biotecnologia e biocoltivazione) hanno, in qualche modo, mutato naturalmente il modo di condurre tali attività.

Una foto simbolica e beneaugurante...

Ciò che non è mutato sono lo spirito e la finalità del Metodo Pizzigoni che è intrinseco  a ciascun insegnamento: "scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza".
Queste tre frasi muovono ancor oggi lo spirito che deve avere  l’insegnante che voglia insegnare in questa scuola.

L’insegnante che entra in questa scuola non è un’insegnante come tutte le altre, perché, oltre a tutte le caratteristiche  e le abilità che le si richiedono nel resto delle scuole italiane, qui deve avere una “dote” in più, la stessa che aveva Giuseppina: deve essere in grado di accompagnare il bambino attraverso le varie esperienze, deve essere capace ella stessa di viverle ed affrontarle e, assieme ai propri alunni, deve saper tradurre quelle esperienze, quelle occasioni di vita vissuta, in sapere, in conoscenza.

Più che un’insegnante deve essere una lente d’ingrandimento che il bambino utilizza per focalizzare le fasi di ciascuna esperienza, per ingrandire i particolari, per vederne tutti gli aspetti, per esprimere, dopo l’osservazione, il proprio parere, le proprie teorie, le proprie idee.

In quest’ottica il bambino è l’attore principale, costruttore attivo ed effettivo del proprio sapere.

In quest’ottica il temine TUTOR (in latino, naturalmente...)  è proprio, poiché l’insegnante, in "Rinnovata", è realmente “tutore”, accompagnatore, catalizzatore del sapere in quanto filtro  tra il vissuto, attraverso l’esperienza, ed il percepito, tra la realtà ed il bambino, tra la società e la scuola, tra il sapere e il conosciuto, tra le varie abilità acquisite e quelle da raggiungere.

E domani?

Il futuro, com'è noto, sta nelle radici oltre che nel grembo degli dei, ma nel presente della "Rinnovata" c’è ancora l'insegnante "pizzigoniano" che abbiamo descritto, c’è ancora questo modo di insegnare, esiste ancora la straordinaria struttura architettonica che permette tutto ciò, sopravvive l’idea originale, e se tutto ciò continuerà ad esistere, come tutti auspichiamo, sarà possibile vedere ancora a lungo aleggiare nell’aria, correre tra i corridoi della scuola, nelle parole di altri giovani studenti o docenti, oggi più che mai valida, l'IDEA e lo spirito di Giuseppina Pizzigoni, già sopravissuti a tempi assai difficili, come sono difficili questi...

 

pagina realizzata con 'collage' di testi di:

Gigliola Galdoni
Anna De Luca
Flavia Maddalena
Donatella Musella
Joanne Maria Pini
Lucia Sacco
Franca Zuccoli

Un rigraziamento
al dott. Giorgio Galanti,
dirigente della Rinnovata
nell'a.s. 2003-2004

I.C. Rinnovata Pizzigoni

il film "La mia scuola"

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